…Così
immagino il modus operandi di Alex Pinna.
Altrimenti non saprei spiegarmi quel suo continuo esplorare le capacità dei
diversi materiali né quell’ostinato impegno nel rieditare i suoi eroi filiformi
nei contesti e nelle forme più paradossali.
Ecco,
tutto ciò credo abbia molto a che fare con la capacità di percepire
l’invisibile delle cose, di andar oltre la scorza.
E
chi avesse pensato all’invenzione come strumento di evasione o di mero diversivo
forse dovrebbe riconsiderare la cosa alla luce della “fedeltà” di Pinna al suo
modello.
La
sua è una cosmogonia dell’immaginifico più che la rivelazione metafisica nel
dato reale. La differenza non è da poco, considerando la realtà come punto di
partenza anziché di arrivo.
La questione di fondo è non solo, o non tanto, il limite
dell’esperienza sensibile ma piuttosto dove questo limite sia posto. In Pinna
tale limite viene dato come premessa, cosicché conoscenza estetica e sensibile
finiscono per assimilarsi…
Alfredo Sigolo, 2009