Il suo lavoro è creare sculture attraverso
l’accumulazione di migliaia di graffette metalliche o di acciaio inox.
Si tratta di opere oggettuali in cui l’elemento principale “ la
graffetta”, viene assemblata, strumentalizzata, moltiplicata,
accumulata in un’ossessiva ripetizione, cosi da dar vita a
personaggi figurativi – donne uomini o bambini - intenti a svolgere
attività o azioni del proprio quotidiano. Le graffette si
presentano come un rivestimento prezioso, una sorta di abito, di seconda pelle,
senza la quale i personaggi rappresentati sarebbero ridotti in semplici
scheletri. Il suo lavoro varca il limite della scultura di per sé corporea e
compatta, dando spazio a giochi ottici ottenuti dall’ambiguità tra
visibile e invisibile, tra pieno e vuoto, tra pesantezza e
leggerezza. Le opere al primo impatto potrebbero apparire come
degli ologrammi virtuali in quanto la trasparenza che
scaturisce dal contrasto tra il pieno e il vuoto dona un senso di
impalpabilità, invece ci si trova di fronte a manufatti concreti, tangibili,
palpabili e oggettuali.