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Era inevitabile che sarebbe arrivato, prima o poi, il momento in cui l’abolizione dell’Imu venisse a presentare il suo conto. A dir la verità, si poteva pensare che il governo Letta avrebbe per lo meno resistito al colpo per qualche mese in più, ma invece già il tentativo di abolizione della seconda rata dell’ Imposta Municipale Unica ha creato il caos. E ora i nodi vengono al pettine…

Il governo, nel momento della sua formazione a marzo 2013, assunse due specifici impegni: non far pagare più ai contribuenti l’Imu già a partire da quest’anno e garantire ai Comuni (beneficiari dell’imposta) l’identico importo, per poter assicurare l’erogazione dei servizi essenziali per i cittadini.
La polemica scatenata dai sindaci italiani negli ultimi giorni, ha reso evidente come il secondo impegno non sia stato mantenuto. Del fatto che anche il primo proposito è stato mantenuto solo in teoria, ma non in pratica, parleremo più avanti.
Concentrandoci invece sulla lite Governo-Comuni, cerchiamo di capire qual è il nocciolo della questione. Il governo Letta, in base a quanto stabilito dal Consiglio dei ministri, non sta per il momento onorando l’impegno preso con i Comuni e i cittadini. Come spiega il sindaco di Parma, Federico Pizzarotti“il governo ha fatto false promesse sulla pelle dei cittadini. Era stata garantita ai sindaci una copertura integrale dell’importo derivante dall’Imu, ma si trattava solo di campagna elettorale”.
Il Consiglio dei ministri ha infatti stabilito che le casse del governo provvederanno a coprire solamente il 60% dei soldi mancanti per via dell’abolizione dell’Imu, mentre il restante 40% dovrà essere pagato dai cittadini. In pratica i Comuni, che erano i beneficiari dell’Imu, si ritroveranno ora accollati i costi della mancata tassa e avranno davanti a loro due possibilità: non erogare più alcuni servizi essenziali per i cittadini oppure aumentare le altre tasse.

Va fatta però una specificazione fondamentale: questo problema riguarda solamente i 600 comuni che nel 2013 hanno aumentato le aliquote sull’Imu, rispetto a quelle standard. Viene da pensare che in queste città sia stata alzata la tassa, proprio sapendo che tanto a pagare l’intero importo sarebbe stato il governo, e non i cittadini. I sindaci hanno tentato di fare i furbi, perchè in questo modo avrebbero ottenuto più entrate, senza per questo dover inimicarsi gli abitanti dei loro comuni.
“Si rischia lo scontro istituzionale: saremmo alla follia”, ha detto  Giuliano Pisapia, sindaco di Milano. La vera follia, a mio parere, è che lo scontro istituzionale avvenga in realtà su come spartirsi le tasse pagate dai contribuenti, mentre solo in apparenza le parti si schierano a difesa degli interessi di chi dovrebbero rappresentare, ossia dei cittadini.

Nessuno, che fosse un ministro, un parlamentare o un sindaco, si è invece preoccupato di quello che dovrebbe essere lo scopo effettivo dell’abolizione di una tassa: recuperare soldi in un altro modo, per evitare di far pagare i cittadini.
Il governo Pd-Pdl infatti, e qui veniamo all’altro impegno non mantenuto, ha si abolito l’Imu sulla prima casa, ma di fatto le entrate mancanti verranno compensate dall’aumento di altre tasse, che a pagare saremo sempre noi cittadini.
Il ministro del Tesoro, che non ha centrato l’obbiettivo di incassare  1,525 miliardi, tra quelli previsti dal gettito Iva dai pagamenti della Pubblica Amminisitrazione e quelli previsti dalla sanatoria sui giochi, ha annunciato infatti che i mancati introiti saranno assicurati dall’aumento degli acconti Ires-Irap (Imposta sul reddito delle società e delle attività produttive).
In pratica, il ragionamento che sta facendo il governo è il seguente: noi non riusciamo a pagare i debiti della Pubblica Amministrazione, quindi non ci viene versata l’Iva e non riusciamo a coprire le spese derivanti dall’abolizione dell’Imu, ma non c’è problema, perchè tanto le facciamo pagare ai cittadini.
Infatti, se nel 2019 mancheranno ancora dei soldi, è previsto anche un aumento delle accise, e quindi tra gli altri anche del costo della benzina.
Questo discorso vale tra l’altro solo per la copertura della prima rata dell’Imu, abolita già mesi fa. Chi dunque aveva gioito con soddisfazione di fronte alla mancata tassa sulla sua casa, deve oggi sapere che quei soldi verranno a breve prelevati nuovamente dalle tasche dei contribuenti.
Per quanto riguarda la copertura della seconda rata dell’Imu, quella invece recentemente abolita, sono arrivati notevoli inasprimenti fiscali a carico di banche e assicurazioni: sempre tasse a favore del governo.
In più, il caos generato dal continuo cambio delle imposte, porterà il 16 gennaio ad una sorta di “ingorgo fiscale”, perchè i cittadini dovranno pagare le nuove Iuc e Tari, più Imu e Tares laddove previsto (i 600 comuni di cui sopra). In media, secondo quanto riportato da Repubblica, questo ammasso di tasse dovrebbe pesare 223 euro in un mese.
La Iuc, Imposta Unica Comunale, che è la verà novità emergente da questo caos, è in realtà un pacchetto di tasse composto da Imu (che però non viene pagata per la prima casa), Tari (nuova e più cara tassa sui rifiuti, che prenderà il posto della Tarsu e della Tares) e Tasi (nuova tassa sui servizi dei comuni, che si pagherà anche sull’abitazione principale).
Come si può facilmente notare, il nuovo insieme di imposte va in realtà ad annullare solo parzialmente l’importo dell’Imu, mentre però per la sua abolizione noi subiremo un aumento di altre tasse.

Susanna Camusso, segreteria della Cgil, sembra andare controcorrente e dice: “a questo punto l’unica cosa seria sarebbe reintrodurre l’Imu”. Date le preoccupazioni manifestate anche dalla Cgia di Mestre (Associazione artigiani e piccole imprese), non le si può dare torto. Peccato che la stessa Camusso, il 25 marzo 2013, aveva dichiarato strizzando l’occhio al nascente governo Pd-Pdl: “è necessario un governo che indichi un’inversione di tendenza e abbiamo indicato tra le priorità l’abolizione dell’Imu sulla prima casa fine a mille euro”.
Alla lista delle persone a cui non interessa nulla di ridurre realmente le tasse per i cittadini, dopo ministri, parlamentari e sindaci, possiamo dunque aggiungere anche i sindacalisti: al festival delle menzogne c’è spazio per tutti.